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Paragrafo  5 . La crescita del movimento operaio e la formazione   del

partito socialista.

     
Sul  piano  dei rapporti sociali, il modello di sviluppo  rafforz  il
potere dei grandi proprietari agrari e degli industriali, che venivano
cos a costituire un blocco sociale dominante. Allo stesso tempo per,
si  verific  anche  una  crescita del movimento  operaio,  che  prima
abbandon  il programma assistenzialistico e contrario alla  lotta  di
classe  di  ispirazione  mazziniana, e poi ader all'internazionalismo
socialista anarchico e infine a quello marxista.
     Un   primo   tentativo   insurrezionale   anarchico   era   stato
organizzato  nel  1874  nei pressi di Imola da Michail  Bakunin  e  da
Andrea  Costa;  un  secondo venne attuato nel  1877  in  provincia  di
Benevento  da  Carlo  Cafiero  ed Errico  Malatesta.  Entrambi  furono
rapidamente  soffocati;  gli  organizzatori  vennero  in  gran   parte
arrestati  o  costretti  all'esilio; segu una  dura  repressione  nei
confronti di tutto il movimento operaio.
     In  seguito al fallimento delle iniziative rivoluzionarie, Andrea
Costa  si  distacc  dall'anarchismo e promosse la  formazione  di  un
partito   socialista  legalitario  e  gradualista.  Il   progetto   fu
realizzato  nel  1881  con  la  costituzione  del  partito  socialista
rivoluzionario di Romagna, che partecip alle elezioni
     
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     dell'anno  successivo, riuscendo a far eleggere lo stesso  Costa.
In occasione di quelle stesse elezioni, varie associazioni operaie dei
centri  industriali dell'Italia settentrionale si unirono nel  partito
operaio italiano.
     La  formazione dei due partiti, bench il primo avesse  una  base
essenzialmente regionale e il secondo fosse aperto solo ai  lavoratori
manuali,   rappresentava  un  passo  avanti  verso  una   pi   matura
organizzazione  politica  del movimento operaio.  Ulteriori  progressi
furono  compiuti  intorno  alla met degli anni  Ottanta,  quando,  in
seguito al peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, causato
dalla  crisi economica, operai e contadini, riuniti in una sempre  pi
fitta   rete   di  leghe,  associazioni,  circoli  e  cooperative   di
ispirazione socialista, oltre che mazziniana e cattolica, dettero vita
ad un vastissimo movimento di lotta. Protagonisti delle agitazioni pi
intense  furono,  tra il 1884 e il 1885, i contadini  e  i  braccianti
delle  campagne padane, le aree con maggiore presenza  di  aziende  di
tipo capitalistico, particolarmente colpite dalla crisi agraria.
     Contemporaneamente       procedeva        il        rafforzamento
dell'organizzazione  sindacale su tutto il territorio,  attraverso  la
costituzione  di  federazioni di mestiere e, a partire  dal  1891,  di
camere del lavoro.
     Decisiva  risult  infine l'opera di intellettuali  come  Antonio
Labriola  e Filippo Turati. Il primo fu determinante per la diffusione
del  marxismo  in  Italia; il secondo, attraverso la lega  socialista,
fondata nel 1889, e la rivista "Critica sociale", diretta insieme alla
rivoluzionaria  russa Anna Kuliscioff, promosse  la  confluenza  delle
diverse  componenti  del socialismo italiano in  un  partito  autonomo
della  classe  operaia. Questo fu finalmente costituito nel  1892,  al
congresso  nazionale di Genova, dai rappresentanti di  circa  trecento
associazioni  operaie;  fu  prima denominato  partito  dei  lavoratori
italiani, quindi partito socialista dei lavoratori italiani e  infine,
nel  1895,  partito socialista italiano. Il suo programma  aveva  come
obiettivo  finale  la  socializzazione dei  mezzi  di  produzione,  ma
rifiutava  la  via  rivoluzionaria a favore della  lotta  politica  da
condurre attraverso la competizione elettorale.
